VIGEVANO 19/09/2018: “Sangue dappertutto”. Momenti di paura in Carcere. Agente aggredito da un detenuto marocchino. Il sindacato Uil: Il personale si sente in pericolo
VIGEVANO – Un vero subbuglio presso la Casa di Reclusione di Vigevano nella notte tra ieri ed oggi: dove un detenuto marocchino ha incendiato la cella, poi creato disordini con altro soggetto.
A darne notizie è Pierpaolo Minetola, Dirigente UILPA Polizia Penitenziaria di stanza presso l’istituto di Vigevano, che commenta così la vicenda:
“Ci sono state ore di vera tensione all’interno della 2^ sezione. Prima un detenuto marocchino ha allagato ed incendiato una camera di pernotto. Poi ha cominciato con delle offese e dei tentativi di aggressione nei confronti del personale di Polizia, brandendo un manico di scopa spezzato e appuntito. Poi ancora, una volta condotto presso la sezione isolamento, ha trovato man forte in un suo connazionale che, dopo aver partecipato ad una chiassosa protesta ed aver insultato il personale, ha tentato di colpire e tagliare uno degli agenti intervenuto per sedare la protesta. Una protesta caratterizzata da battitura del blindato, minacce al personale fino all’aggressione. Solo la prontezza del Preposto e del Comandante sopraggiunti ha salvato l’agente aggredito da conseguenze peggiori”.
Prosegue il sindacalista con altri dettagli:
“Non sono bastate le azioni contro il personale, ma uno dei due ha cominciato a commettere gesti autolesionistici sbattendo la testa al muro e provocandosi dei tagli (la cui gravita hanno poi indotto il Reparto ad inviarlo presso il locale Pronto Soccorso per le cure del caso).
Proprio in quel momento – prosegue l’agente – sono state rilevate lamette nascoste e recuperate dal personale con prontezza”.
Ecco infine l’istantanea dell’accaduto.
“Lo scenario era agghiacciante, sangue dappertutto, caos e urla di altri detenuti, il personale visibilmente provato che, nonostante tutto, è riuscito comunque ad evitare il peggio riportando tutti i soggetti coinvolti alla calma. Il plauso della UIL tutta e mio per l’importante operazione compiuta dal personale in servizio. Aver evitato la tragedia e, nel contempo, che i ristretti potessero degenerare in ulteriori atti più gravi, è certamente segno di alta professionalità”.
Sull’episodio interviene anche Gian Luigi Madonia, Segretario Regionale del sindacato: “Ormai gli eventi critici presso gli istituti, sono all’ordine del giorno. Alcuni giorni fa a Bergamo, oggi a Vigevano, domani dove si verificherà un’altra aggressione? Insomma, la percezione di pericolo del personale è in costante aumento, così come aumenta il senso di abbandono rispetto alle politiche centrali e alla politica in generale. La situazione all’interno dei penitenziari è pesante e le difficoltà di tenuta del servizio e di gestione dei soggetti cominciano ad essere troppe, fino al punto di far emergere la debolezza di un sistema che spesso si contorce anche sull’opportunità di immediato allontanamento “punitivo” dei soggetti indisciplinati.”
“ Cosa aspettano gli Organi centrali ad avviare uno studio serio e concreto sui fenomeni che si verificano all’interno degli istituti? Chiede Madonia -. Cosa aspettano per dare prova di voler ripristinare davvero la legalità all’interno delle carceri? Nel frattempo che i politici si mettono d’accordo su quali misure di prevenzione adottare all’interno delle sezioni, prima o poi si registrerà la tragedia. Noi speriamo sempre di no ovviamente e che si eviti il peggio. I fatti però dicono che i provvedimenti più volte annunciati da illustri ed autorevoli esponenti del Governo fanno fatica a concretizzarsi. Adesso possiamo solo affermare che trattasi di annunci che sanno solo di una campagna elettorale che, a quanto sembra, non si è mai fermata”.
Ancora preoccupazioni del leader regionale della UIL.
“La Polizia Penitenziaria oggi vive due rischi, uno strettamente connesso all’altro. Il primo è quello che riguarda l’incolumità personale, ovvero di tornare a casa ferito o peggio di “non tornare a casa”, l’altro è quello prodotto dal senso di abbandono ormai non più solo percepito, bensì certificato. Elemento che giorno dopo giorno genera una pericolosa disaffezione, i cui effetti deleteri ricadranno sulle responsabilità, se non altro morali, di quegli “scienziati” che hanno portato il carcere ad essere quello che è”,
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